NEXT GENERATION CARNIA
PREMESSA
Alcune considerazioni sono alla base delle riflessioni e proposte che
seguono.
1.Che lo si chiami "piano di resilienza e ripartenza", come fa il
governo italiano, o "next generation UE", come fa la commissione
europea, il pacchetto di finanziamenti per la ripresa dalla pandemia da covd-19
influenzerà il futuro delle nuove generazioni ( nostri figli, i nostri
nipoti). La quantità dei mezzi finanziari che il pacchetto metterà a
disposizione è straordinaria. Per l'urgenza di far ripartire l'economia, una
parte importante di questi mezzi sarà destinata a finanziare opere
infrastrutturali per le quali già esiste un progetto, almeno di massima. È una opportunità che la Carnia non può
perdere, dato che per molto tempo potrebbe non ripresentarsi un’occasione
analoga.
2. Qualsiasi realizzazione di opere infrastrutturali in Carnia avrà senso
per le generazioni future solamente se si troverà il modo di arrestare la
persistente frana demografica ed il conseguente impoverimento sociale del
nostro territorio.
3. Ne consegue che occorre predisporre un piano di opere di opere
infrastrutturali che mettano la Carnia nelle condizioni di ripartire da una
crisi che è collegata alla pandemia da Covid19, ma che è resa più grave dal
fatto che gli effetti della pandemia non hanno fatto altro che accelerare una
crisi già in atto e che ha come dato significativo lo spopolamento progressivo
del territorio. Il piano dovrà proporsi quindi di interrompere il circolo
vizioso che si è attivato per cui il calo della popolazione rende invivibili i
paesi e questa invivibilità favorisce l’ulteriore fuga, soprattutto delle nuove
generazioni, che non trovano nessuna motivazione valida per continuare a vivere
in una zona sempre più disabitata e, per giunta, con i maggiori costi e
maggiori sacrifici che comporta il vivere in montagna.
4. Riassumendo, occorre: da un lato non perdere l’occasione di accedere a
mezzi straordinari e probabilmente irripetibili; dall'altro, fare in modo che,
anche tramite idee e progetti diversi da quelli ammissibili ai finanziamenti
della UE , si riesca ad invertire la tendenza, facendo in modo che la Carnia
torni ad essere una terra dove si possa scegliere di vivere, non solo una volta
andati in pensione.
Sulla base
di queste considerazioni, l'associazione “Pro Carnia 2020” presenta le seguenti
riflessioni e proposte per un piano per il rilancio della Carnia dopo
covid 19, che si vorrebe efficace anche per i figli e nipoti delle generazioni
attuali.
L’opportunità di poter
utilizzare i finanziamenti in arrivo dall’Europa attraverso il Ricovery
Fund, ai quali si uniranno quelli previsti dalla Programmazione Europea
2021-27, impone una riflessione a ogni livello, alla quale anche la nostra
associazione vuole partecipare, nella speranza di poter essere utile a coloro
(politici, pubblici amministratori, funzionari) che sono
istituzionalmente chiamati ad elaborare e poi attuare il piano da
presentare. Ma anche nella speranza di poter suscitare sul tema l'attenzione e
l'interesse di tutti i cittadini. Quanto più vasta e consapevole sarà la
riflessione, tanto più probabilmente ne usciranno soluzioni utili, preveggenti
e condivise.
OBIETTIVO
Definito che
l’obiettivo prioritario deve essere quello di arrestare la frana demografica in
atto, occorre:
- invertire la tendenza, facendo in modo che la Carnia torni ad essere
“terra di elezione”, dove si sceglie di vivere,
- rendere la Carnia, come chiede
l’Europa: più intelligente, più verde, più connessa, più sociale, più vicina ai
cittadini, ed anche più in grado di utilizzare il vantaggio d’essere ponte tra
l’Adriatico e l’Europa.
Storicamente la Carnia è
stata abitata per esigenze di sopravvivenza. Ci si è spinti a raccogliere l’ultimo
filo d’erba sulle montagne per mantenere degli animali che consentissero la
sopravvivenza dell’uomo. In un secondo momento il reddito derivante dal
territorio è stato integrato con l’emigrazione. Le iniziative endogene non sono
mancate, a partire da Linussio, (sec. XVII, XVIII) o quelle nel campo delle utilizzazioni
boschive, senza dimenticare l'importante ruolo svolto dalle cooperative
all'inizio del secolo scorso e le iniziative in campo turistico nella seconda
parte dell’Ottocento e del secondo dopoguerrra. Ma non sono mai bastate a
garantire un PIL adeguato alle necessità.
Comunque è stata
l’economia a favorire il popolamento, non il fascino del vivere in montagna che
è una scoperta moderna. Quindi si deve partire pensando allo sviluppo economico
da cui far discendere una situazione sociale favorevole all’abitare in montagna
e nel contempo sostenere con mezzi
opportuni questa riscoperta della montagna come luogo del “vivere bene”.
Metodologicamente è importante accordarsi su
quelli che si ritengono i “punti di forza”, lasciando perdere le lamentazioni
sui punti di debolezza.
- Si deve quindi pensare di ripartire sviluppando
un sistema economico che favorisca come conseguenza diretta la
residenzialità, partendo dal recupero del patrimonio abitativo ora in
abbandono e puntando a “nuovi residenti”, attratti dal fascino dei luoghi
e dalle possibilità offerte dallo smart working, che potrà diventare il
modo di lavorare del futuro.
- Questo sarà possibile solo se ci
saranno le condizioni per avviare nuove iniziative imprenditoriali,
puntando sulle start up, su giovani che fanno impresa.
- Senza
ovviamente trascurare, soprattutto nella fase di avvio del piano, il
beneficio che deriverebbe dagli investimenti in infrastrutture, in
particolare se queste fossero pensate per valorizzare il ruolo di ponte
tra Adriatico e Centro Europa che la Carnia ha avuto in passato e può
assumere in futuro.
- Fondamentale
e assolutamente prioritaria è la realizzazione di una infrastruttura
informatica, tanto efficiente quanto capillare.
Richiamandosi alle
Direttive suggerite dall’Unione Europea, si può immaginare un piano articolato
in tre ambiti: AMBIENTE, INCLUSIVITA’, DIGITIALIZZAZIONE.
In sintesi si vuole cioè fare dell’ambiente un punto di forza di un nuovo
sviluppo economico facilitato dalla digitalizzazione per favorire l’inclusività.
Non un piano calato
dall’alto, ma al contrario un piano che comporti un coinvolgimento delle
istituzioni locali, le quali potranno avvalersi degli apporti di Enti, Associazioni,
competenze presenti nel territorio, come si auspica possa avvenire
con la regia del nuovo Ente montano.
Secondo gli schemi in uso
nell’unione europea, si immagina un piano nel quale le tre Macro aree sono sviluppate
in Assi di intervento, articolate in specifiche azioni in capo a definiti
soggetti attuatori, riservando alla nuova Comunità della Carnia il ruolo di
regia generale.
Lo nostra traccia potrà
servire come base per raccogliere suggerimenti e integrazioni, ma soprattutto
come base da integrare con più dettagliati progetti specifici, che daranno
sostanza al piano.
Assi e Azioni comunque hanno
valore indicativo.
Volando un po’ con la fantasia, si
potrebbe immaginare che il Piano della Carnia venga adottato dalla Regione e duplicato
(adattandolo) a quante sono le Comunità Montane. Presentato poi a Roma come
modello per le altre Regioni, in modo da arrivare a presentare a Bruxelles sul
conto del Ricovery Plan un Progetto per le Aree Povere della Montagna
Italiana.
Ma dal momento che al
Recovery Plan si uniranno le risorse dei Fondi strutturali, il progetto
complessivo potrà essere a sua volta articolato in più progetti, integrati tra
loro, da declinare secondo quanto richiesto dai bandi. Una particolare
attenzione potrà ad esempio essere posta nello sviluppare i rapporti tra Carnia
e Stiria e Carinzia o con la Slovenia attraverso i patti territoriali
Transfrontalieri, allo sviluppo delle Aree Periferiche, ai Progetti integrati
di sviluppo locale.
IL PIANO
A) - MACRO AREA AMBIENTE.
ASSE 1 – Ambiente da valorizzare: il Turismo.
Si assume il turismo come
asset prioritario perché è il settore economico che più di ogni altro utilizza
l’ambiente per generare valore economico, ma allo stesso tempo consente a un territorio
come il nostro di superare l’handicap della perifericità, dell’isolamento,
creando una relazione virtuosa tra ospiti e residenti, tra accoglienza e
residenza.
Altre zone montane hanno
puntato sul turismo con risultati notevoli. Il fatto di arrivare in
ritardo ci consente, e ci obbliga, a puntare su un turismo alternativo, quello
che viene definito il turismo slow, “esperienziale” appunto caratterizzato
dall’apprezzamento dell’ambiente.
Non è una esperienza nuova
per la Carnia. Già alla fine dell’Ottocento si è vissuto un momento di forte
sviluppo puntando sull’ambiente e, in qualche misura, anche nel secondo
dopoguerra. L’abbassamento dei limiti altimetrici che impedisce la coltivazione
del frumento o della vita, era stato trasformato da handicap nel brand positivo
di un territorio che consente di avere a 300 mslm l’aria che si respira in
quote non consigliate a chi soffre di particolari patologie.
Si può ripartire da qui,
con i mezzi, le tecnologie e le abitudini di vita che nel frattempo sono venute
a disposizione e si sono manifestate per favorire la fruizione dell’ambiente, attraverso una serie di azioni che rendano
la Carnia quella che i tecnici del marketing chiamano “ una destinazione
turistica di successo”.
Anche in questo caso proponiamo di
partire dai punti di forza; poi di individuare alcune criticità su cui
intervenire, senza pretesa di averne redatto un inventario completo; infine di
immaginare alcuni interventi sul sistema, per migliorarne l’efficienza e
favorire le sinergie.
Punti di forza sono: il binomio
Zoncolan-bicicletta, ormai affermato a livello internazionale, che, grazie ad
una azione di promozione che ha saputo dare spazio anche a percorsi e modalità
meno estremi, costituisce un importante fattore di richiamo; la disponibilità
di percorsi e vie usufruibili a piedi, sia naturalistici di fondo valle, sia di
media che di alta montagna, dei quali i volontari, in particolare delle sezioni
del CAI, si sono presi cura; l’esistenza di alcune strutture ricettive in quota;
la vivacità e la capacità di attrazione
di alcune feste organizzate da associazioni di paese ( quelle delle corti di
Ravascletto, Raveo e Sutrio, la festa delle erbe spontanee, quella del
prosciutto, quella dei formaggi di malga, le varie sagre dei cjarsons, solo per
citarne alcune); la presenza dei poli sciistici invernali e una consolidata
presenza nel settore dello sci non alpino (fondo, biathlon); l’esistenza di
strutture ricettive: se considerate una ad una con numeri insufficenti per
proporsi in modo adeguato sul mercato turistico, ma se considerate nel loro
insieme (quindi organizzate a “sistema”) in grado di costituire una non
disprezzabile massa d’urto, soprattutto se organizzate nell’ambito di un
sistema regionale.
Gli eventi culturali sono
rilevanti di per sé, soprattutto quando effettuati con competenza e capacità
organizzative, e costituiscono un arricchimento anche sociale. Ma possono anche
costituire una fonte di attrazione
importante dal punto di vista turistico. Pensiamo a “Carnia Armonie” e,
ad un livello veramente notevole, alle mostre organizzate dal Comitato di
Illegio, che hanno consentito la scoperta da parte di molti visitatori del
paese di Illegio e un suo rilancio. Sono esempi da sostenere e che potrebbero
forse essere imitati.
Azione 1 - Carnia
cicloturistica. Completare una rete di piste ciclabili, unendole in un sistema
che faccia della Carnia un territorio interamente fruibile in bicicletta, con
le biciclette di vario tipo, da quelle da corsa, alle mountain bike, ma
soprattutto fare della Carnia il Paradiso della bicicletta assistita.
Organizzare un servizio di sorveglianza e manutenzione permanente delle piste
ciclabili, anche tramite convenzioni con associazioni sportive del territorio.
Dal punto di scambio
treno-bicicletta di Stazione per la Carnia , a quello Auto-Bicicletta di
Amaro, far partire (tanto per cominciare) due percorsi di interesse
internazionale: uno incentrato sulle salite della Carnia centrale, sfruttando
il richiamo del complesso Crostis Zoncolan, uno che colleghi Monte Croce con la
ciclovia Alpe Adria. Su queste due arterie innestare una rete di percorsi
minori interconnessi che rendano ogni punto della Carnia di interesse
paesaggistico e ambientale raggiungibile in bicicletta. Una parte di questa
rete esiste già, ma occorre che i percorsi siano segnalati e commentati in modo
adeguato.
Azione 2 – Bike sharing, ma non solo. Costituire un adeguato sistema di
supporto, sia per chi già arriva in Carnia con la propria bicicletta, sia per
chi preferisce noleggiarla in loco. Si potrebbe pensare ad un parco biciclette
da distribuire sul territorio nei punti di ristoro e di sosta di cui all’azione
successiva, che diventano stazioni di posta, per lo scambio dei mezzi e la loro
messa a punto. Si consente al turista in questo modo di programmare di
vivere il territorio, alternando percorsi a piedi a quelli in
mountain bike o bici assistita.
Azione 4 – Creare un sistema di accoglienza diffuso. Il ritardo nello
sviluppo può diventare opportunità per un turismo alternativo che
utilizza gli Agriturismi, B&B, Zimmer, un rinvigorito sistema di Albergo
diffuso. Finanziando la sistemazione e l’adeguamento di ciò che esiste
e attraverso un piano che favorisca l’aumento e la qualificazione
dell’offerta, si dovrà realizzare una rete di nodi di accoglienza, che sono
anche i nodi di sosta dell’azione precedente. Curare, infine, un’azione di
marketing dell’intero sistema.
Azione 5 – Individuare degli interventi di attrazione turistica che rendano
interessante il territorio per il turismo famigliare. Bene le feste e le sagre,
meglio se coordinate tramite un sapiente calendario degli eventi. Bene molte
attrazioni già attuate in alcune realtà (in particolare a Forni di Sopra).
Arta con le sue terme, i Forni Savorgnani, Sappada, il polo dello
Zoncolan, la conca di Sauris sono realtà
che si sono già affermate e che di necessitano di una messa a punto ed a
sistema, per prendere nuovo slancio.
Ma c’è dell’altro. La Val Pesarina,
Collina con il massiccio del Coglians e Fleons, la conca di Pani, la via delle
vette e la Stentarie sono località e percorsi unici, che hanno solo bisogno di
essere adeguatamente segnalati e resi adeguatamente fruibili. E poi il parco
delle colline carniche, con le potenzialità per bici, trekking e running dei
territori a monte di Lauco, delle colline di Enemonzo, da cui proseguire per le
frazioni di Socchieve e, attraverso Preone o il Rest, collegarsi a ulteriori
percorsi cicloturistici (della Val d’Arzino, fino a Ragogna e allo
Spilimberghese).
Ma si potrebbe pensare anche ad
altro.
Alcuni spunti:
Riqualificazione della
zona dei Laghetti, a Timau;
Riscoperta della zona di
Val d’Aier;
Riscoperta dei Piani di
Vas;
Recupero della caserma
Cantore a Tolmezzo;
Riutilizzo della polveriera
di Pissebus;
Vallo Littorio;
Realizzazione di ulteriori
Parchi Avventura, piste per Sci d’erba etc. etc.
E molto altro si potrebbe
aggiungere.
Azione 6 – Trasformare la Carnia in un Ecomuseo, mettendo in rete i Musei
ma facendo del territorio un museo all’aperto. Con le tecnologie dell’IoT,
realizzare l’Internet of Territory rendendo il territorio “parlante”.
Cioè accompagnare il turista nella visita con una App con indicazioni e spiegazioni
per muoversi, ma anche con parole che suggeriscano la suggestione dei luoghi,
con il recupero di leggende, con la possibilità di vedere in 3D gli ambienti,
come le chiese, che troverà chiusi.
Azione 7 – A supporto di tutte le azioni fin qui elencate, realizzare un
coordinamento di tutte le inziative, una struttura che unisca l’offerta di
ospitalità e, soprattutto, un unico ed efficiente sito internet, nel quale il turista,
l’escursionista, il cicloamatore ecc. trovino tutte le informazioni e le
possibilità di interazione di cui necessitano.
Azione 8 – Sull’esempio di Carnia greaters coinvolgere scuole,
associazione l’Ute per realizzare un sistema di guide volontarie.
L’azione porterà prima di tutto i residenti a conoscere il proprio territorio,
a leggerlo in un modo diverso rispetto a come erano abituati.
Azione 9 – Creare il marchio Carnia che unisca la promozione
del territorio ai prodotti tipici di cui alle azioni successive. Se è vero che dall’identità carnica ci
viene un valore aggiunto rispetto ad
altri territori, è opportuno che il riconoscersi identitariamente in questo nome diventi il brand, il segno
distintivo per farci conoscere e identificare all’esterno con tutto ciò che ha
attinenza con il nostro territorio e lo rende particolare e originale.
ASSE 2 - Ambiente da curare
L’obiettivo di rendere più
accogliente la Carnia per il turista si traduce automaticamente in quello di
renderla più vivibile per il residente. Per questo è necessario che la montagna
venga messa in sicurezza e allo stesso tempo vengano attivati degli interventi
che riducano il disagio che comunque comporta il vivere in montagna per i
maggiori costi legati al clima e alle distanze, con delle azioni che migliorino
la sicurezza, riducano i costi e valorizzino le risorse del territorio.
2/a Garantire la sicurezza.
Azione 1 – Evitare il disservizio che colpisce i paesi di montagna in
occasione di eventi atmosferici avversi (nevicate, frane) interrando le linee
elettriche e telefoniche.
Azione 2 – Interventi sui punti critici della viabilità interna (quelli
"storici" e quelli messi in evidenza da calamitosi eventi atmosferici
degli ultimi anni).
Azione 3 – Avvio (o riavvio) di modalità permanenti di sistemazioni
idrogeologiche, tenendo presente che le manutenzioni prevengono i disastri e
che la realizzazione di un programma di piccole manutenzioni può essere
affidata ad associazioni, a gruppi di proprietari e a singoli cittadini.
Azione 4 - Riscoperta di un ruolo più attivo e propositivo del Corpo
Forestale Regionale.
2/B – Ridurre i costi
Azione 1 – Politica energetica. Puntare all’autosufficienza della Carnia
attraverso: .
- condizioni
agevolate dell’energia elettrica prodotta in montagna; sviluppo
dell'utilizzo delle biomasse.
- estensione
del modello delle due cooperative elettriche operanti sul territorio
all’intera Carnia, con la messa a disposizione di mezzi per acquisire le
reti necessarie e realizzare un sistema di cooperative elettriche che
copra tutto il territorio;
- Acquisto
da parte della Regione e messa a disposizione del territorio delle
Centrali elettriche in dismissione.
- Energia
elettrica dagli acquedotti.
Azione 2 – Metano e Gasolio a condizioni agevolate.
Azione 3– Riduzione dei costi dei trasporti attraverso:
- progetto
di car sharing comunali per ridurre il costo dei trasporti agli
studenti e agli anziani;
- progetto
di trasporto a chiamata nelle realtà più marginali.
- Idrogeno
dall’acqua con l’utilizzo del sole.. E’ una ricerca in atto, che potrebbe
trovare sperimentazione e realizzazione
in Carnia.
2/C – Gestire le risorse.
I boschi e i prati sono state le risorse che hanno garantito la
sopravvivenza in montagna. Attualmente
più che una risorsa sono quasi diventati un problema. Occorre farli nuovamente
diventare risorsa.
Azione 1 – Consorzio Boschi Carnici.
Il Consorzio nato per gestire i boschi dell’Arsenale può essere ampliato nelle
competenze e con deleghe da parte dei Comuni per gestire tutti i boschi di
proprietà pubblica. Fondendosi con
Legnoservizi, può diventare lo strumento per valorizzare in generale la
risorsa legno di tutto il territorio.
Azione 2 – Mettere a rete il sistema lattiero-caseario e favorire lo sviluppo
dell’allevamento del bestiame sia per la
produzione di latte che di carne, privilegiando un sistema di microimprese in
rete che possa contribuire anche alla manutenzione del territorio.
Azione 3 – Avvio di
start up locali in qualsiasi segmento di business, dall’agroalimentare
all’aerospaziale in un incubatore di imprese gestito dal Cosilt.
Azione 4 – Importare
start up con agevolazioni analoghe a quelle delle locali e mettendo a
disposizione case di paese ora inabitate.
Azione 5 – Utilizzo innovativo della risorsa legno
attraverso la prototipazione e nuove soluzioni nell’edilizia che tendano a una
nuova valorizzazione del legno.
Azione 6 – In città si pensa all’utilizzo dei droni per
servizi a domicilio. Molto più logico portare la sperimentazione ma anche la
ricerca tecnologica in montagna. Dagli elicotteri di Amaro ai droni!
Azione 7 - Acquisto da
parte dell’ATER (ex IACP) di case in vendita da sistemare e mettere a
disposizione di chi chiede di venire a vivere in montagna, in particolare
giovani imprenditori.
MACRO AREA 2 – INCLUSIONE
Inclusività è l’azione
volta a estendere a quanti più soggetti possibili il godimento di un bene o la
partecipazione a un sistema e o attività. Ci si propone di sviluppare un
sistema integrato che attragga al godimento dell’ambiente “Carnia”, partecipando
alle iniziative per il suo sviluppo.
Dalle azioni sul turismo possono derivare i
primi impulsi che vanno però sviluppati con azioni specifiche mirate da un lato
a favorire l’arrivo nei paesi di gente nuova, soprattutto giovani,
dall’altro a far si che i paesi diventino luoghi attrattivi.
Azione 1 – Far rivivere (in qualche caso rinascere!) i paesi favorendo il
costituirsi delle Associazioni di paese. Non consulte, ma
Associazioni operative, alle quali il Comune demanda la gestione del territorio
di pertinenza. Affida la gestione dei boschi di proprietà comunale, che
l’Associazione curerà ricorrendo ai servizi del Consorzio Boschi-Legnoservizi.
L’Associazione potrà curare la sentieristica, con il supporto del CAI, potrà organizzare
le giornate ecologiche di paese.
I territori incolti dovranno essere affidati in comodato d’uso
all’Associazione, che organizzerà la
gestione e lo sfalcio, anche attraverso appalti ad imprese agricole.
L’Associazione di Paese può costituirsi in cooperativa di produzione e
consumo dei prodotti locali, mettendosi in rete potranno ricreare, partendo dal
basso, quella che è stata la Cooperativa Carnica. Da paesi ad economia
circolare si può passare alla Carnia ad
economia circolare.
Prima ancora che la gestione del
territorio, le Associazioni di paese dovranno avere prioritariamente il compito
di far rivivere, rianimare il paese in collaborazione con i Comuni che assumono
come compito prioritario quello dello sviluppo sociale, avendo delegato alla
Comunità di Montagna le competenze riguardanti urbanistica, opere pubbliche,
gestione dell’anagrafe.
In sinergia quindi tra Comuni e Associazioni di paese favorire il
ricrearsi del sistema di aggregazione sociale che renda particolare la
vita in ognuno dei 128 paesi della Carnia rispetto a quella di città e finisca
quindi per aumentare il fascino.
Azione 2 – Carnia
salute/benessere. Rafforzare la vivibilità, facendo della Carnia un sistema di eccellenza dal punto di
vista sanitario, sviluppando le iniziative già in atto per un progetto pilota di medicina diffusa,
mettendo in rete i medici di base con l’Ospedale di Tolmezzo, spoke
dell’Ospedale di Udine.
Azione 3 – A supporto
tecnologico dell’azione precedente, per migliorare la qualità della vita dei
residenti e per favorire l’inclusività, rovesciare il concetto di perifericità,
facendo della montagna un luogo centrale per la ricerca e sperimentazione
nell’uso delle nuove tecnologie nell’ambito della telemedicina e della teleassistenza.
Realizzare quindi una rete informatica sperimentale
di telemedicina per superare le criticità delle zone periferiche e marginali. I
progetti possono essere sviluppati nel CIT di Amaro ed essere sperimentati sul
territorio.
Azione 4 – Alla
telemedicina affiancare la teleassistenza. Ripensare un sistema di assistenza
che, utizzando le professionalità esistenti, porti in prospettiva ad una
destrutturazione delle faccia case di
riposo. Realizzare una rete per dare risposta al bisogno di aiuto reciproco tra
vecchie nuove generazioni. In questo contesto,
si potrà avviare un ridimensionamento delle strutture residenziali per anziani,
sperimentando modalità che consentano agli anziani di restare nei paesi e di
essere attivi. COHAUSING?, applicando all’assistenza domiciliare le tecnologie
dell’IoT.
Azione 5 - Collegato al sistema di telesoccorso,
l’infermiere di paese, come riferimento fisico di un sistema di telemedicina e
teleassistenza diffuso su tutto il territorio. La tecnologica deve essere
sempre supportata dalla presenza umana.
Azione 6- Attivare in ogni
paese il Tagesmutter, come asilo nido.
NOTA: Silver Economy. E’ l’economia
che si basa sui consumi della parte più anziana della popolazione. Già oggi
degli anziani hanno scelto di abbandonare la città per vivere in Carnia il
periodo della pensione. E’ un fenomeno che deve essere analizzato e può essere
sviluppato. Ma anche il turismo slow che si è messo alla base del piano può
essere la leva per favorire la Carnia silver economy
Azione 6 – Inclusività e formazione
La scuola e l’istruzione possono svolgere un ruolo
importante per lo sviluppo della Carnia e renderla più inclusiva, se si
sciolgono alcuni nodi che penalizzano ancora oggi la scuola di montagna e
si porta la scuola ad essere il veicolo per ricreare un rapporto positivo con
l’ambiente di montagna.
Progetto 1.-
Riattivazione dei Patti territoriali,
creando spazi nei percorsi didattici gestiti da personale esterno, con
l’obiettivo di fare della conoscenza del territorio una materia di studio.
Obiettivo del progetto potrà essere la conservazione dei “saperi” tipici di
ogni paese, la specificità dell’idioma.
Progetto 2 –
Riattivazione i del Centro servizi scolastici dell’Altofriuli, con compiti di
coordinamento delle istituzioni scolastiche, monitoraggio dell’adeguatezza del
servizio scolastico, formazione del personale e “premialità” per garantire la
continuità didattica.
Progetto 3 - Sviluppo
della teledidattica come strumento di integrazione e collegamento tra piccoli
plessi con pluriclassi.
Progetto 4 – Alternanza scuola lavoro gestita dalla
Comunità di Montagna, con progetti concreti finalizzati soprattutto a far sì
che i giovani percepiscano le tante opportunità di business che possono essere
collegate al vivere in montagna e si immaginino impegnati in queste attività.
Progetto 5 – “I Nipoti insegnano ai nonni.“ Idea
già realizzata altrove, quella di coinvolgere l’UTE, portando i nipoti a
insegnare ad utilizzare i nuovi strumenti.
Progetto 6
–Municipio/punto telematico. Sembra facile accedere ai servizi attraverso
internet, ma non è così. Se in ogni Municipio si attiva un punto fisico di
accesso, diventa più facile per i cittadini farne l’uso più appropriato.
L’esperto può così fare da supporto anche alla scuola per la teledidattica.
MACRO AREA 3 – DIGITALIZZAZIONE
L’handicap maggiore della montagna è quello delle
distanze. Oggi internet consente di superare almeno parzialmente il disagio. Ma
proprio per questo le iniziative volute dall’UE per la digitalizzazione devono
avere una priorità assoluta per la montagna e sono alla base di tutte le azioni
precedenti. E prioritario è intervenire con un piano complessivo, sia per
ridurre le distanze e facilitare i collegamenti all’interno, sia per immettere
il territorio nel sistema dei collegamenti internazionali.
Azione 1 – Banda larga a massima
diffusione e massima potenza, a costi agevolati. Monitorare continuamente
la prosecuzione dei cantieri di Open Fiber, che, a causa anche di vicende
nazionali, proseguono a rilento, il tutto accompagnato da adeguata
“formazione” di Enti, imprese e cittadini per la migliore utilizzazione della
rete. L’infrastrutturazione informatica e telematica non potrà portare a un
effettivo superamento del digital divide se non si tengono presenti alcune
condizioni di base, secondo quanto afferma Luigi Gubitosi, CEO TIM “Le
reti per poter generare valore devono essere utilizzate in maniera diffusa e
uniforme: perché questo possa avvenire servono persone e imprese in grado di
utilizzarle in modo efficace, disponendo degli strumenti, delle competenze e
della formazione adeguati.”
Si sono già anticipati i
punti relativi all’utilizzo della rete per l’applicazione la sperimentazione e
lo sviluppo di sistemi avanzati di telemedicina, teleassistenza, telesoccorso,
teledidattica. Ma l’introduzione delle nuove tecnologie deve essere seguito da
una formazione all’uso, per questo si è immaginato di avere un riferimento in
ogni Comune facendo del Municipio un punto telematico.
Azione 2 – 5G diffuso, per
arrivare a IoT, ove la T sta per territory. Vale a dire: Internet of Territory,
cioè un territorio che colloquia con il turista e l'escursionista che lo
attraversano.
La montagna come luogo “estremo” può essere il territorio
più idoneo per ricerca e sviluppo di prodotti e sistemi innovativi, in
particolare in questo settore.
Con la fibra si possono servire i paesi, con il wi-fi si
può realizzare una interattività interna, ma l’ambiente montano richiede più di
ogni altro lo sviluppo di sistemi che consentano di essere collegati in ogni
punto del territorio sia per esigenze turistiche, che per garantire
un vero sistema di telesoccorso.
Azione 3 – Infrastrutture. Potrebbe sembrare fuori
luogo il collegamento tra digitalizzazione e infrastrutture. C’è tuttavia un nesso quando si tratta di infrastrutture
che collegano il territorio al mondo esterno, come avviene con la
digitalizzazione. In questo senso, si ipotizza la realizzazione di alcuni progetti
di notevole impegno finanziario, ma facilmente cantierabili e l’approfondimento
della fattibilità di progetti futuri:
Progetto 1 –
Sistemazione e messa in sicurezza della strada per Monte Croce Carnico.
Progetto 2 – Unificazione di tutte
le reti fognarie in un unico collettore collegato a quello della cartiera di
Tolmezzo. E’ un progetto che non darebbe
benefici diretti alla Carnia ma che consentirebbe di dare un esempio di come la
montagna si preoccupa anche della pianura, scaricando nel Tagliamento acque
depurate secondo le tecnologie più evolute.
Progetto 3 – Attualmente
la Carnia può essere vista come una isola adagiata sull’Autostrada Trieste
Monaco. Già in passato si è immaginato di favorirne lo sviluppo migliorando il
collegamento con il Centro Europa, trasformandola in un bivio, aprendo una viabilità
autostradale o ferroviaria attraverso la Val Tagliamento. L’occasione
dei finanziamenti europei può riproporre il tema, almeno a livello di
studio.
INDICAZIONI
FINALI
Per i motivi
indicati all’inizio, si è pensato ad un complesso di azioni ad ampio respiro e
mirate coerentemente alla rinascita. Si è anche detto che non tutte queste
azioni debbono e possono trovare spazio nell’ambito del Ricovery Plan.
Quelle che
sembrerebbero più idonee a rientrare in quell’ambito sono:
-
le
infrastrutture (azione 3 della macroarea digitalizzazione);
-
la
sistemazione della viabilità interna;
-
gli
interventi a supporto del turismo, dell’agricoltura e dell’allevamento, se gli
interventi saranno mirati non solo ai “ristori” ma anche al rilancio;
-
se
così fosse, anche il completamento della rete delle piste ciclabili;
-
tutto
quanto proposto a proposito di sanità e assistenza.
La
infrastrutturazione digitale sembrerebbe poter procedere con i mezzi ed i
programmi già in fase di attuazione. Occorrerà comunque seguirne con attenzione
i progressi, per prevenire ulteriori ritardi ed evitare ostilità preconcette al
5G.
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